La Sala degli Stemmi al Museo di Saint-Pierre

archeologia, storia dell'arte e il camino che ha resistito a tutto
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Prima sala del percorso espositivo, primo strato di storia del castello: decorazioni neogotiche dell’Ottocento e un camino cinquecentesco con le armi dei Roncas e dei Saint-Pierre

È la prima sala che il visitatore attraversa entrando al Museo regionale di Scienze naturali Efisio Noussan. Le pareti sono decorate in stile neogotico, le volte elaborate, i dettagli raffinati. Tutto parla di Medioevo ma quasi nulla di ciò che si vede è medievale. La Sala degli Stemmi è uno fra gli esempi più interessanti di come il Castello di Saint-Pierre sia, prima ancora che un museo naturalistico, un palinsesto architettonico: uno spazio in cui secoli di trasformazioni si sovrappongono visibilmente, ciascuno con la propria firma.

L’aspetto attuale della sala è il risultato di un intervento radicale compiuto alla fine dell’Ottocento. Il committente era Federico Emanuele Bollati, avvocato e soprintendente degli Archivi di Stato di Torino, che aveva acquistato il castello nel 1873 con l’intenzione di trasformarlo in una residenza di rappresentanza coerente con il gusto romantico dell’epoca. Bollati affidò la direzione dei lavori all’ingegnere canavesano Camillo Boggio, che aveva già progettato le celebri torrette neogotiche del castello ispirandosi ai manieri della valle del Reno.

Per la decorazione della Sala degli Stemmi, Boggio incaricò i pittori Artari e lo scultore Giovanni Comoletti. Il risultato è uno spazio di gusto eclettico-neogotico, pensato per evocare l’atmosfera medievale di un castello feudale piuttosto che per documentarla filologicamente. Pareti, volte e arredi secondari furono completamente rifatti in questo periodo, cancellando le tracce delle fasi precedenti.

In questa sala interamente reinventata dall’Ottocento, un solo elemento ha resistito a qualsiasi trasformazione: il grande camino, unico arredo originale della fase cinque-seicentesca del castello.

Il camino non è soltanto un elemento architettonico di pregio. È un documento araldico: sulla sua superficie sono scolpite le armi di due famiglie che hanno lasciato un segno profondo nella storia del castello e del territorio circostante: i Roncas e i Saint-Pierre. I Roncas furono proprietari del castello nel corso del Seicento, dopo che i Vuillet ne avevano completato la costruzione nel Cinquecento. I Saint-Pierre erano i signori del feudo medievale da cui il castello prendeva il nome, la cui prima citazione documentata risale al 1191.

Due stemmi, due genealogie, secoli di storia valdostana condensati in un unico manufatto in pietra. Il camino sopravvive come testimonianza silenziosa di tutte le vite che questo spazio ha attraversato, indifferente alle ridecorazioni ottocentesche che lo circondano.

La Sala degli Stemmi si trova al piano inferiore del castello, in prossimità dell’ingresso principale. La sua funzione nel percorso espositivo è duplice: introduce il visitatore alle collezioni naturalistiche del Museo e, al tempo stesso, lo introduce alla stratificazione storica dell’edificio che le ospita.

È una scelta curatoriale significativa: il Museo di Saint-Pierre non è soltanto un contenitore neutro per le collezioni di scienze naturali ma è esso stesso un documento storico, architettonico e artistico che vale la pena leggere con la stessa attenzione riservata agli esemplari nelle vetrine.

Gli scavi archeologici condotti nel castello nel corso dei lavori di restauro e adattamento a museo hanno restituito materiali e strutture che hanno permesso di ricostruire la storia dell’edificio dalla sua fondazione medievale fino alle trasformazioni ottocentesche. I risultati di queste indagini sono documentati nei pannelli storici distribuiti nelle diverse sale del percorso espositivo.

Per chi volesse identificare le armi scolpite sul camino, lo stemma dei Roncas e quello dei Saint-Pierre sono riconoscibili dai loro elementi araldici tradizionali, documentati nelle fonti storiche valdostane. La presenza di entrambi sullo stesso manufatto suggerisce che il camino sia stato realizzato o modificato in un periodo in cui le due famiglie erano in relazione: probabilmente nel corso del Cinquecento o dell’inizio del Seicento, quando il castello passò dai Vuillet ai Roncas attraverso legami matrimoniali e transazioni patrimoniali.

Foto: Archivio RAVA