Ermellino e arvicola delle nevi nelle Alpi italiane
Pubblicato su Mammal Research, il paper di Granata et al. (2026) modella per la prima volta la distribuzione attuale e futura di due specie alpine chiave sotto scenari di cambiamento climatico. La Valle d’Aosta tra i territori analizzati.
Un nuovo studio scientifico pubblicato sulla rivista internazionale Mammal Research (Granata et al., 2026) modella per la prima volta la distribuzione attuale e futura dell’ermellino (Mustela erminea) e dell’arvicola delle nevi (Chionomys nivalis) sull’intero arco delle Alpi italiane, proiettandone l’evoluzione fino al 2100 sotto due scenari climatici distinti. Tra le istituzioni che hanno contribuito ai dati di presenza delle specie figura la Regione Autonoma Valle d’Aosta.
Lo studio: obiettivi e metodo
La ricerca è stata condotta da un gruppo internazionale di ricercatori dell’Università degli Studi di Torino, del Parco Nazionale del Gran Paradiso, del MUSE di Trento e di altri enti di gestione delle aree protette alpine, attraverso una rete collaborativa che ha coinvolto istituzioni, parchi, musei e banche dati open source da tutto l’arco alpino italiano.
Lo studio ha utilizzato Species Distribution Models – modelli statistici che mettono in relazione le osservazioni di presenza delle specie con variabili ambientali – per stimare le distribuzioni attuali e proiettare quelle future sotto due scenari del CMIP6: SSP3-7.0, uno scenario intermedio, e SSP5-8.5, lo scenario ad alte emissioni. Il dataset finale ha integrato 956 segnalazioni di ermellino e 222 segnalazioni di arvicola delle nevi raccolte tra il 2000 e il 2024.
Ermellino e arvicola delle nevi: un legame ecologico stretto
L’ermellino è un piccolo mustelide adattato alle alte quote, con una caratteristica biologica che lo rende particolarmente vulnerabile al cambiamento climatico: il manto invernale bianco, che gli permette di mimetizzarsi nella neve per sfuggire ai predatori. Con la riduzione della copertura nevosa, questo meccanismo di camuffamento perde efficacia, esponendo l’ermellino a un rischio di predazione crescente.
Nelle Alpi italiane, l’ermellino dipende in modo particolare dall’arvicola delle nevi come preda principale. I due animali sono così strettamente legati che lo studio ha scelto di modellarli insieme, includendo la distribuzione dell’arvicola come variabile predittiva nella modellazione della distribuzione dell’ermellino. I due fattori più rilevanti per la distribuzione dell’ermellino sono risultati la durata della copertura nevosa (38,8% della varianza del modello) e la presenza dell’arvicola delle nevi (25,7%), che insieme spiegano oltre il 64% dell’intero modello.
I risultati: scenari preoccupanti per l’ermellino
I modelli prevedono una contrazione significativa dell’areale dell’ermellino nelle Alpi italiane entro il 2100. Sotto lo scenario intermedio (SSP3-7.0) la riduzione stimata è di circa il 15% rispetto alla distribuzione attuale; sotto lo scenario ad alte emissioni (SSP5-8.5) la contrazione raggiunge il 36%, accompagnata da uno spostamento verso quote sempre più elevate, tra i 144 e i 214 metri in più rispetto alla distribuzione attuale.
Al contrario, l’arvicola delle nevi è proiettata a espandere il proprio areale sotto entrambi gli scenari, con incrementi stimati tra il 77% e il 110%, principalmente verso nord. Questo disallineamento spaziale tra predatore e preda potrebbe alterare profondamente le dinamiche ecologiche degli ecosistemi alpini d’alta quota, con effetti a cascata sull’intera rete trofica.
Le contrazioni più marcate per l’ermellino sono previste nelle Alpi Marittime e Cozie e in gran parte delle Alpi orientali. Espansioni moderate sono attese solo in aree isolate delle Dolomiti e nelle zone più elevate della Valle d’Aosta.
Focus Valle d’Aosta
La Valle d’Aosta si configura, nello scenario più ottimistico, come uno dei territori in cui l’ermellino potrebbe mantenere o incrementare moderatamente la propria distribuzione alle quote più elevate. La regione ospita alcuni degli ambienti d’alta quota più integri delle Alpi occidentali – dal Parco nazionale del Gran Paradiso al Parco naturale del Mont Avic – che rappresentano potenziali rifugi climatici per le specie adattate al freddo.
Tuttavia lo studio sottolinea come le aree protette esistenti potrebbero non essere sufficienti a contenere gli effetti del cambiamento climatico sulla biodiversità alpina alla velocità e alla scala previste, rendendo necessario un rafforzamento delle strategie di conservazione e monitoraggio su scala regionale.
L’ermellino come specie sentinella
Lo studio propone l’ermellino come potenziale specie sentinella del cambiamento climatico alpino: la sua forte dipendenza dalla neve, il legame trofico con l’arvicola delle nevi e la rapidità delle sue risposte demografiche lo rendono un indicatore precoce e sensibile dei cambiamenti in atto negli ecosistemi montani. I ricercatori raccomandano l’implementazione di programmi di monitoraggio a lungo termine e l’adozione di strumenti innovativi come le Alpine Mostelas – trappole fotografiche chiuse progettate specificamente per i piccoli mustelidi alpini – per migliorare la raccolta sistematica dei dati.
Riferimento bibliografico
Granata M., Cattaneo M., Calderola S., Deflorian M.C., Martinelli L., Maurino L., Di Febbraro M., Bertolino S. (2026). Snow loss and prey shift may threaten alpine stoats under climate change. Mammal Research, 71:57. https://doi.org/10.1007/s13364-026-00878-6
Foto: Aosta Panoramica