Le cucine seicentesche del Castello di Saint-Pierre

Una storia nascosta sotto il pavimento del Museo
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Un ambiente sotterraneo scavato nella roccia per quasi tre metri, murato dai restauri ottocenteschi e dimenticato sotto le sale del Museo: la storia delle cucine dei Roncas al Castello di Saint-Pierre.

Ci sono storie che un castello nasconde sotto i piedi di chi lo visita. Al Museo regionale di Scienze naturali Efisio Noussan di Saint-Pierre, una di queste storie è letteralmente sotto il pavimento: un ambiente ipogeo scavato interamente nella roccia, per una profondità di quasi tre metri, chiuso e dimenticato dai restauri ottocenteschi che hanno trasformato il castello nella residenza fiabesca che vediamo oggi.

Per capire cosa ci facesse una cantina scavata nella roccia sotto le sale del castello, bisogna tornare al Seicento. In quel periodo, il Castello di Saint-Pierre era nelle mani della famiglia Roncas, una fra le più influenti della Valle d’Aosta medievale e moderna. Pietro Filiberto Roncas aveva ampliato e trasformato il castello in una residenza di rappresentanza, organizzandovi feste e banchetti che richiedevano una struttura di servizio adeguata.

Una corte che ospitava banchetti aveva bisogno di cucine. E cucine che funzionassero richiedevano uno spazio per conservare le scorte: carni, vino, formaggi, cereali. Più in profondità nella roccia, più costante la temperatura, migliore la conservazione. La cantina scavata sotto quello che oggi è una sala del Museo era il cuore logistico del castello seicentesco.

Gli scavi archeologici condotti durante i lavori di restauro e adattamento del castello a sede museale hanno permesso di ricostruire questa storia. Nella sala attuale è emersa la presenza di un grande camino in posizione diversa da quello che vediamo oggi, risalente all’Ottocento. La posizione e le dimensioni di quel camino originario sono coerenti con una funzione di cucina: un focolare di grandi dimensioni, adatto alla cottura di vivande per un numero significativo di commensali.

Sotto il pavimento della stessa sala si conserva l’ambiente ipogeo: uno spazio completamente scavato nella roccia per una profondità di quasi tre metri, in origine voltato con una struttura che non è sopravvissuta alle trasformazioni successive. La funzione di cantina è suggerita dalla posizione, dalla profondità e dalla tipologia dello scavo: la roccia offriva isolamento termico naturale, mantenendo temperature fresche e costanti anche nei mesi estivi.

Quando Federico Emanuele Bollati acquistò il castello nel 1873 e affidò i lavori di restauro all’ingegnere Camillo Boggio, la trasformazione fu radicale. L’obiettivo era creare una residenza elegante in stile neogotico romantico, ispirata ai castelli della valle del Reno. Le cucine medievali non rientravano in questa visione: gli spazi di servizio del castello seicentesco furono riconfigurati, il grande camino originario sostituito con uno più decorativo, e la cantina murata e chiusa sotto il nuovo pavimento.

Il processo di rimozione delle tracce della vita quotidiana del castello fu una scelta estetica deliberata: Bollati voleva un castello che sembrasse uscito da una fiaba, non da una cucina. La storia nascosta sotto il pavimento è il prezzo di quella scelta.

Oggi la cantina è ancora lì, sotto i piedi dei visitatori che attraversano la sala dei versanti. Non è accessibile, non è visitabile. Ma è documentata: gli scavi ne hanno definito le dimensioni e la profondità, e il pannello storico della sala racconta questa storia a chi si ferma a leggerlo.

È una fra le tante stratificazioni di cui è fatto il Castello di Saint-Pierre: un edificio che sotto la superficie romantica voluta dall’Ottocento conserva tracce di esistenze molto più concrete e molto meno fiabesque.

Foto: Archivio RAVA Soprintendenza BBCC

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