Gli abbés savants
Tra Ottocento e Novecento, un gruppo straordinario di ecclesiastici valdostani conciliò fede e scienza, costruendo collezioni, erbari e istituzioni che sono ancora oggi il fondamento del Museo regionale di Scienze naturali Efisio Noussan.
C’è un filo sottile ma resistente che attraversa la storia culturale e scientifica della Valle d’Aosta dall’Ottocento fino ai giorni nostri. Quel filo porta i nomi di uomini in tonaca che, tra una messa e l’altra, salivano sulle montagne con il taccuino in mano, raccoglievano minerali e piante, scrivevano articoli scientifici, fondavano associazioni e costruivano collezioni destinate a durare più di loro. Li chiamavano abbés savants, ovvero i preti dotti. E la loro eredità è visibile ancora oggi in ogni sala del Museo regionale di Scienze naturali Efisio Noussan di Saint-Pierre.
Un fenomeno culturale europeo
Gli abbés savants non sono un’invenzione valdostana. Tra il XVIII e il XIX secolo, in tutta Europa, il clero cattolico ha svolto un ruolo di primo piano nello sviluppo delle scienze naturali. In un’epoca in cui le università erano poche e le istituzioni scientifiche laiche ancora in formazione, i religiosi erano spesso gli unici ad avere accesso all’istruzione, al tempo libero necessario per la ricerca e alle reti di contatti internazionali che permettevano la circolazione delle conoscenze.
In Valle d’Aosta questo fenomeno ha assunto caratteristiche particolarmente intense, per ragioni legate alla specificità del territorio. Le Alpi valdostane offrivano un campo di indagine per la botanica, la geologia, la zoologia e la meteorologia, discipline in piena espansione nel corso dell’Ottocento. E i canonici della Cattedrale di Aosta, i parroci delle valli laterali, i professori dei seminari e dei collegi ecclesiastici erano spesso gli unici intellettuali presenti in modo capillare su tutto il territorio regionale.
La Société d’Histoire Naturelle Valdôtaine e le sue origini
Il momento fondativo della tradizione scientifica valdostana è convenzionalmente identificato con la costituzione della Société d’Histoire Naturelle Valdôtaine, avvenuta nel 1858 per iniziativa di un gruppo di naturalisti locali riuniti ad Aosta. Tra i promotori e animatori dell’associazione spiccano i nomi di due canonici: Georges Carrel ed Édouard Bérard, figure centrali del movimento degli abbés savants valdostani.
L’associazione si proponeva di studiare sistematicamente la natura della Valle d’Aosta in tutte le sue componenti: flora, fauna, geologia, meteorologia, e di costruire nel tempo un patrimonio di conoscenze e di collezioni che fosse accessibile alla comunità scientifica e alla cittadinanza. Era un progetto ambizioso per una regione periferica e montana, reso possibile dall’entusiasmo e dalla dedizione di un gruppo ristretto di persone che lavoravano in condizioni materiali spesso difficili.
Il metodo degli abbés savants
Ciò che caratterizza il lavoro degli abbés savants valdostani non è solo la vastità degli interessi, che spaziavano dalla botanica alla mineralogia, dalla meteorologia all’archeologia, dalla cartografia all’agronomia ma anche il rigore metodologico con cui affrontavano la ricerca sul campo.
Raccoglievano campioni con criteri sistematici, annotavano con precisione le località di raccolta, le date, le condizioni ambientali. Corrispondevano con i più importanti naturalisti europei del loro tempo, scambiando esemplari, informazioni e pubblicazioni. Costruivano erbari e collezioni mineralogiche secondo i criteri tassonomici più aggiornati. Pubblicavano i risultati delle proprie ricerche su riviste scientifiche nazionali e internazionali, contribuendo attivamente al progresso delle conoscenze sulla natura alpina.
Era un lavoro che richiedeva tempo, risorse e una rete di relazioni che gli abbés savants valdostani riuscirono a costruire e mantenere nonostante la lontananza dai grandi centri culturali europei. Il Gran San Bernardo, il Monte Bianco, il Gran Paradiso: le montagne valdostane erano mete ambite per i naturalisti di tutta Europa, e i religiosi locali sapevano trasformare questa attenzione internazionale in occasioni di scambio scientifico prezioso.
Le collezioni come eredità duratura
Il lascito più tangibile degli abbés savants valdostani è il patrimonio di collezioni che hanno costruito nel corso di decenni di lavoro sul campo e che costituisce ancora oggi il nucleo storico del Museo regionale di Scienze naturali Efisio Noussan.
Gli erbari di Bérard (il più ricco e meglio ordinato della sua epoca in Valle d’Aosta) le collezioni mineralogiche e petrografiche di Vescoz, i dati meteorologici e le misurazioni barometriche di Carrel: sono materiali che conservano ancora oggi un valore scientifico reale, come testimonianze di un territorio in un momento storico preciso e come fonte di informazioni sulla distribuzione delle specie e sulle caratteristiche dell’ambiente valdostano prima delle grandi trasformazioni del Novecento.
Le collezioni degli abbés savants non sono semplici curiosità storiche. Sono strumenti di ricerca ancora utilizzabili, archivi di biodiversità che permettono di confrontare la situazione attuale del territorio con quella di centocinquanta anni fa, dati preziosi per comprendere i cambiamenti in corso negli ecosistemi alpini.
Una tradizione che continua
La tradizione degli abbés savants si è esaurita come fenomeno sociologico con il declino del ruolo culturale del clero nel corso del Novecento. Ma lo spirito che animava quei religiosi: la curiosità per il mondo naturale, il rigore nella raccolta dei dati, la convinzione che conoscere il territorio sia il primo passo per proteggerlo, è lo stesso che anima ancora oggi il lavoro del Museo regionale di Scienze naturali Efisio Noussan.
Nei laboratori di biologia molecolare della sede operativa di La Salle, dove si analizza il DNA delle specie alpine con strumenti che Carrel e Bérard non avrebbero potuto immaginare, si porta avanti lo stesso progetto che quei canonici avevano avviato in un’aula di Aosta nel 1858: capire la natura della Valle d’Aosta per amarla e proteggerla meglio.
Foto: Archivio RAVA