La Banca del Germoplasma vegetale della Valle d’Aosta
Semi e spore di più di 80 specie vegetali valdostane conservati a meno 20 gradi nella sede operativa di La Salle: come funziona la Banca del Germoplasma del Museo Efisio Noussan e perché è uno strumento chiave per la biodiversità alpina
Nella sede operativa del Museo regionale di Scienze naturali Efisio Noussan di La Salle ci sono dei congelatori impostati a meno 20 gradi che ospitano semi e spore di più di 80 specie vegetali diverse, appartenenti a 25 famiglie botaniche, tutte presenti sul territorio valdostano. Alcune specie sono rare. Alcune sono minacciate dal cambiamento climatico o dalla perdita di habitat. Alcune, senza questo archivio, potrebbero scomparire dalla Valle d’Aosta senza lasciare traccia.
Si chiama Banca del Germoplasma vegetale della Valle d’Aosta ed è uno degli strumenti scientifici più concreti che il Museo mette a disposizione della conservazione della biodiversità alpina regionale.
Cos’è il germoplasma e perché conservarlo
Il termine germoplasma indica il materiale genetico ereditario di un organismo vivente: nei semi, nelle spore, nei pollini e nei tessuti meristematici sono contenute tutte le informazioni genetiche necessarie per dare vita a una nuova pianta. Conservare il germoplasma significa, in pratica, conservare il potenziale di rigenerazione di una specie anche quando questa è scomparsa o si è ridotta a poche popolazioni nel suo habitat naturale.
La conservazione del germoplasma fuori dall’habitat naturale si chiama conservazione ex situ e si affianca, senza sostituirla, alla conservazione in situ delle specie nei loro ambienti originari. Le due strategie si integrano: la conservazione in situ protegge le popolazioni esistenti nel territorio, quella ex situ garantisce una riserva genetica da cui attingere in caso di necessità.
Come funziona la Banca: dalla raccolta al congelatore
Il processo di conservazione del germoplasma si articola in fasi distinte, ciascuna con protocolli precisi che determinano la qualità e la longevità del materiale conservato.
La prima fase è la raccolta in natura: i semi sono raccolti sul territorio valdostano nel momento in cui raggiungono la maturazione ottimale, rispettando criteri che garantiscono la rappresentatività genetica della popolazione di provenienza. Non si raccoglie un numero eccessivo di semi da un’unica pianta, ma campioni distribuiti su più individui e più popolazioni della stessa specie, per catturare la variabilità genetica presente sul territorio.
Dopo la raccolta, i semi vengono puliti dalle impurità, contati e sottoposti a disidratazione controllata: la riduzione del contenuto d’acqua è fondamentale per garantire la longevità del materiale durante la conservazione. Semi troppo umidi si deteriorano rapidamente anche a basse temperature.
I semi disidratati sono poi conservati in doppi contenitori di vetro a chiusura ermetica all’interno di congelatori a meno 20 gradi. A questa temperatura, i processi metabolici si fermano e il materiale genetico può rimanere vitale per decenni, in alcuni casi per secoli, senza perdere la capacità germinativa.
Le prove di germinazione e la reintroduzione in natura
La conservazione del germoplasma non è un deposito statico. Periodicamente il personale del laboratorio effettua prove di germinazione su campioni del materiale conservato, per verificare che i semi abbiano mantenuto la loro vitalità nel tempo. Se le prove danno esito positivo, i semi sono ancora idonei alla conservazione. Se la vitalità cala sotto la soglia di sicurezza, è necessario procedere a nuove raccolte o alla rigenerazione del materiale.
La rigenerazione consiste nel far germinare i semi e coltivare le plantule fino a quando producono nuovi semi, che sono poi di nuovo conservati. Questo processo permette di mantenere vivo il germoplasma nel lungo periodo.
Le plantule prodotte durante le operazioni di rigenerazione non sono scartate: sono destinate a Giardini Botanici Alpini. Fino ad oggi, la Banca del Germoplasma valdostana ha prodotto circa 150 plantule di 8 specie diverse, tra cui Artemisia campestris, Carex limosa, Cladium mariscus e Hypericum tetrapterum.
La rete RIBES e la collaborazione nazionale
Dal 2017, la Banca del Germoplasma della Valle d’Aosta fa parte di RIBES, la Rete Italiana delle Banche del germoplasma per la conservazione ex situ della flora spontanea italiana. La rete coordina le attività di conservazione su scala nazionale, promuove lo scambio di materiale genetico tra le istituzioni aderenti e garantisce la duplicazione del germoplasma in sedi diverse, riducendo il rischio di perdita accidentale delle collezioni.
La partecipazione a RIBES inserisce la Banca del Germoplasma valdostana in un sistema di relazioni scientifiche che va ben oltre i confini regionali, collegandola a università, musei, parchi nazionali e regionali di tutta Italia che condividono gli stessi obiettivi di conservazione della biodiversità vegetale spontanea.
Il legame con il laboratorio di biotecnologie
Le attività della Banca del Germoplasma si integrano strettamente con quelle del laboratorio di biotecnologie del Museo. La caratterizzazione genetica delle specie conservate, condotta attraverso tecniche di DNA barcoding e DNA genotyping, permette di valutare la variabilità genetica delle popolazioni campionate e di ottimizzare le strategie di raccolta. Sapere quante popolazioni diverse di una specie esistono sul territorio, e quanto sono geneticamente differenti tra loro, è fondamentale per decidere dove raccogliere i semi e in quale quantità.
Questa integrazione tra conservazione del germoplasma e analisi genetica è uno degli elementi che distingue la Banca del Germoplasma valdostana da un semplice deposito di semi: è un sistema scientifico in cui la raccolta, la conservazione e la caratterizzazione del materiale si alimentano a vicenda, producendo conoscenze che migliorano l’efficacia di ciascuna delle tre attività.
Foto: Archivio RAVA