Le collezioni entomologiche del Museo di Saint-Pierre
Farfalle, coleotteri e cavallette raccolti sul territorio valdostano in oltre un secolo di studi naturalistici: le teche entomologiche del Museo Efisio Noussan sono tra i patrimoni scientifici più ricchi delle Alpi occidentali
Le teche entomologiche del Museo regionale di Scienze naturali Efisio Noussan sono tra i contenuti più fotografati dai visitatori. Ali distese con precisione millimetrica, colori che vanno dal nero assoluto all’arancio brillante, geometrie che sembrano impossibili da trovare in natura, eppure sono lì, prodotte dall’evoluzione con scopi precisi: mimetismo, difesa dai predatori, attrazione dei partner. Ma dietro lo spettacolo visivo c’è qualcosa di più strutturato e scientificamente rilevante di quanto appaia a prima vista.
Un archivio storico della biodiversità valdostana
Le collezioni entomologiche del Museo contano oggi oltre 8.800 esemplari distribuiti in 200 scatole entomologiche, che raccolgono principalmente tre grandi gruppi di insetti: farfalle (Lepidotteri), coleotteri e cavallette (Ortotteri). La collezione è il risultato di decenni di studi sistematici condotti sul territorio valdostano, con campagne di raccolta che hanno attraversato vallate, praterie, foreste e zone umide della regione.
Ogni esemplare conservato è georeferenziato, (associato al luogo preciso in cui è stato raccolto) e datato. Questo trasforma le teche in un archivio della distribuzione storica delle specie sul territorio valdostano, confrontabile con le osservazioni attuali per documentare come la fauna invertebrata stia cambiando sotto la pressione del cambiamento climatico. Spostamenti di areale, arrivo di nuove specie, scomparsa di quelle più sensibili agli stress ambientali: le teche entomologiche del Museo registrano tutto questo, con una precisione che poche altre fonti possono garantire.
Farfalle, coleotteri e cavallette: tre storie diverse
Le farfalle sono tra gli insetti più studiati e più riconoscibili nelle teche del Museo. Le loro ali, distese su supporti entomologici, rivelano strutture di colore e simmetria che l’evoluzione ha costruito con funzioni precise: alcuni pattern servono a confondere i predatori, altri a segnalare tossicità, altri ancora a riconoscere i conspecifici nella stessa specie. Nelle teche sono rappresentate decine di specie presenti sul territorio valdostano, dalle farfalle di bassa quota agli endemismi alpini delle praterie d’alta quota.
I coleotteri sono il gruppo di insetti più ricco di specie sul pianeta. Si stima rappresentino circa il 25% di tutte le specie animali conosciute. Le loro elitre rigide offrono una varietà di forme e colori che la collezione del Museo restituisce in modo particolarmente efficace: dai lucani con le mandibole sviluppate ai cerambici con le antenne lunghissime, dai coleotteri delle praterie alpine agli scarabei dei boschi di conifere. La raccolta copre ambienti molto diversi tra loro, il che rende la collezione uno spaccato significativo della coleotterofauna valdostana nelle sue diverse fasce altitudinali.
Le cavallette e più in generale gli Ortotteri (comprendono anche grilli e locuste) sono forse il gruppo meno conosciuto al grande pubblico, ma la loro utilità scientifica è notevole. Indicatori sensibili delle condizioni ambientali, la loro presenza e distribuzione riflettono lo stato di salute dei pascoli e delle praterie. Le teche del Museo conservano numerose specie, alcune delle quali legate ad ambienti molto specifici come le zone aride della bassa Valle d’Aosta o le praterie d’alta quota.
La conservazione in liquido
Oltre alle teche a secco, alcuni invertebrati sono conservati in liquido di conservazione: una tecnica che mantiene intatti tessuti molli e strutture anatomiche interne, utili per studi morfologici e genetici che le preparazioni a secco non consentirebbero. Le due metodologie si integrano, ampliando la gamma di domande scientifiche a cui la collezione può rispondere.
Le teche nel percorso espositivo
All’interno del percorso espositivo del Museo, le teche entomologiche rappresentano uno dei momenti in cui la biodiversità valdostana diventa immediatamente leggibile: centinaia di specie diverse, ordinate e confrontabili a colpo d’occhio, in uno spazio che rende visibile ciò che nella natura reale richiederebbe anni di osservazione sul campo.
Fermarsi davanti a una teca entomologica del Museo significa guardare il territorio valdostano da una scala insolita quella di un insetto e scoprire che anche a quella scala il paesaggio è straordinariamente vario e complesso.
Foto: Archivio RAVA