Il viret del Castello di Saint-Pierre

La scala a chiocciola cinquecentesca che collegava un castello più grande
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Al posto del giardino del Museo c’erano gli appartamenti meridionali del castello, oggi demoliti. Il viret cinquecentesco era il sistema di circolazione verticale che teneva insieme l’intero complesso.

Il giardino del Museo regionale di Scienze naturali Efisio Noussan di Saint-Pierre è uno fra i luoghi più piacevoli del castello: un’area aperta, ben curata, con la vista sulle vette valdostane. Pochi visitatori sanno che quello spazio verde era, fino a pochi secoli fa, occupato da edifici. E che la scala a chiocciola cinquecentesca ancora visibile nel castello era stata costruita per collegare quell’ala oggi scomparsa con quella che ospita oggi il Museo.

Il termine viret indica una scala a chiocciola, tipicamente inserita in una torretta cilindrica, caratteristica dell’architettura medievale e rinascimentale delle regioni alpine. Il viret del Castello di Saint-Pierre risale al XVI secolo e fu costruito per risolvere un problema pratico: come mettere in comunicazione i corpi di fabbrica meridionali del castello con quelli settentrionali, permettendo la circolazione verticale tra i piani di un complesso architettonico che si era sviluppato su più edifici distinti nel corso dei secoli.

Al posto di quello che oggi è il giardino del castello, si trovavano gli appartamenti meridionali: un insieme di edifici distinti che costituivano una parte significativa del complesso originario. Gli studi archeologi e archivistici condotti sul castello hanno permesso di ricostruire la presenza di almeno due corpi distinti: uno a est, di costruzione più antica, e uno a ovest, edificato nel corso del Seicento.

La funzione residenziale di questi spazi era chiaramente separata da quella difensiva delle torri. Gli appartamenti meridionali erano ambienti abitativi, probabilmente destinati ai proprietari del castello e ai loro ospiti. Il viret ne garantiva l’accessibilità dai piani superiori e il collegamento con la parte settentrionale del complesso.

Come molte parti del castello, anche il viret fu oggetto di interventi di modifica nel corso dell’Ottocento, quando Federico Emanuele Bollati commissionò il radicale restauro dell’edificio sotto la direzione dell’ingegnere Camillo Boggio. Il viret cinquecentesco venne rimaneggiato per adattarlo alla nuova configurazione del castello, che in quel periodo stava perdendo progressivamente le sue ali meridionali.

Il processo di demolizione degli appartamenti meridionali non avvenne in un momento unico: si sviluppò nel corso di un lungo arco di tempo, probabilmente tra il XVII e il XIX secolo, come conseguenza di cambiamenti di proprietà, trasformazioni d’uso e progressivo abbandono di parti dell’edificio. Un documento del 1686 redatto dall’ingegnere Bellano per stimare il valore del castello descriveva un edificio quasi il doppio di quello attuale: a quel punto le demolizioni erano già iniziate o stavano per iniziare.

Il viret è ancora visibile nel castello, come elemento di raccordo tra i corpi di fabbrica superstiti. La sua presenza è una testimonianza fisica di un castello più grande di quello che vediamo oggi: un promemoria architettonico di spazi e funzioni che non esistono più.

Il giardino che oggi occupa l’area degli ex appartamenti meridionali è, in questo senso, uno spazio che racconta un’assenza: ciò che non c’è più. La forma dello spazio aperto, i muri perimetrali ancora parzialmente leggibili nelle strutture superstiti, il viret che termina senza più nulla da collegare sul lato sud: sono tutti elementi che permettono a chi sa leggerli di immaginare il castello nella sua configurazione originaria.

La storia del viret è emblematica di come il Castello di Saint-Pierre funzioni come un documento architettonico stratificato, in cui ogni epoca ha lasciato tracce visibili, ha modificato quelle precedenti e ha creato le condizioni per le trasformazioni successive. Leggere il castello significa imparare a vedere non solo ciò che è rimasto, ma anche i segni di ciò che è scomparso.

Gli scavi archeologici condotti nel castello nel corso dei lavori di adattamento a museo hanno restituito materiali che hanno permesso di ricostruire la storia dell’edificio con maggiore precisione, documentando fasi costruttive che vanno dal X secolo fino alle trasformazioni ottocentesche. I risultati di queste indagini sono documentati nei pannelli storici distribuiti nelle diverse sale del percorso espositivo.

Foto: Archivio RAVA

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