Federico Bollati and the restoration of Saint-Pierre Castle

The story of the man who transformed a ruin into an icon of the Aosta Valley
Estimated reading time 6

Soprintendente degli Archivi di Stato di Torino, barone di Saint-Pierre per titolo acquisito: chi era l’ultimo proprietario privato del castello che oggi ospita il Museo regionale di Scienze naturali Efisio Noussan.

Era il 1873. Il Castello di Saint-Pierre, la cui prima citazione documentata risale al 1191 nella Charte des Franchises del conte Tommaso I di Savoia, versava in condizioni di grave degrado. Dopo secoli di passaggi di proprietà – dai De Sancto Petro ai Vuillet, dai Roncas ai Gerbore – l’edificio aveva subito decenni di abbandono. Varie parti erano completamente in rovina e il patrimonio artistico che aveva reso il castello una fra le dimore più ammirate della Valle d’Aosta si era disperso. Il futuro dell’edificio sembrava segnato.

L’acquisto e il progetto di restauro

In quell’anno, Federico Bollati, soprintendente degli Archivi di Stato di Torino, acquista il castello. Ottenuto il titolo di barone di Saint-Pierre, affida i lavori di restauro all’ingegnere canavesano Camillo Boggio, con un mandato preciso: non un semplice consolidamento strutturale ma una trasformazione radicale dell’immagine dell’edificio.
Boggio guarda ai castelli costruiti sugli speroni rocciosi della valle del Reno, allora celebri in tutta Europa come emblema del Medioevo romantico, e ne trae ispirazione per il progetto. Aggiunge quattro torrette circolari agli angoli della torre centrale del Quattrocento, adotta uno stile neogotico eclettico per le decorazioni e le finiture e ridisegna l’aspetto complessivo dell’edificio con un’attenzione all’effetto scenografico che ancora oggi caratterizza il castello.

Le torrette: discusse e iconiche

Le quattro torrette pensili sono diventate nel tempo l’elemento più riconoscibile del Castello di Saint-Pierre e, insieme al Castello di Fénis, uno fra i simboli dell’architettura castellana valdostana. Non sono mancate le critiche degli storici dell’architettura, che le hanno considerate un’interpolazione stilistica estranea alla tradizione costruttiva locale. Eppure sono proprio quelle torrette a rendere il castello immediatamente riconoscibile: nelle fotografie, nelle guide turistiche, nell’immaginario collettivo della Valle d’Aosta.

Un uomo di cultura innamorato di un territorio non suo

Federico Bollati non era valdostano. Non era un naturalista né un collezionista di scienze naturali. Era un uomo di archivi e di cultura, con una formazione storica e archivistica maturata a Torino, che scelse di investire risorse e competenze per restituire dignità a un edificio abbandonato in una regione che non era la sua.
La sua figura si inserisce in un contesto culturale preciso: la seconda metà dell’Ottocento era attraversata in tutta Europa da un rinnovato interesse per il Medioevo, per l’architettura gotica e per il recupero del patrimonio storico. Bollati condivideva questa sensibilità e la tradusse in un intervento concreto su uno degli edifici storici più significativi della Valle d’Aosta.

L’eredità: il castello che ospita il Museo

Grazie al restauro voluto da Bollati e progettato da Boggio, il Castello di Saint-Pierre si trovava – nel 1977 – nelle condizioni strutturali necessarie per accogliere le collezioni della Société de la Flore Valdôtaine e diventare sede del nascente museo naturalistico. Nel 1985, con l’istituzione ufficiale del Museo regionale di Scienze naturali, il castello assunse definitivamente la funzione che ancora oggi svolge: sede espositiva di uno fra i musei naturalistici più importanti delle Alpi occidentali.
Senza il restauro di Bollati, la storia del Museo sarebbe stata diversa. E il castello che oggi accoglie ogni anno migliaia di visitatori non avrebbe la forma che lo ha reso celebre

Foto: Museo regionale Scienze naturali Efisio Noussan