Studiare il lupo attraverso la genetica
Mi chiamo Chaima Chifa e frequento il primo anno del Master Sciences du Médicament et des Produits de Santé all’Università di Nantes.
Nell’ambito del mio percorso di studi, ho avuto l’opportunità di svolgere il tirocinio nel Laboratorio di Biotecnologie del Museo regionale di Scienze naturali Efisio Noussan di Saint-Pierre.
Ho lavorato al progetto di monitoraggio genetico non invasivo del lupo italiano, un’esperienza che mi ha permesso di mettere in pratica ciò che avevo studiato all’università e di avvicinarmi concretamente al mondo della ricerca.

Perché hai scelto di svolgere il tirocinio presso il Museo regionale di Scienze naturali Efisio Noussan?
Quando ho iniziato a cercare un tirocinio, volevo trovare un laboratorio in cui poter fare esperienza pratica in biologia molecolare. Il progetto sul lupo mi è sembrato subito molto interessante, perché univa genetica, ricerca e tutela dell’ambiente.
Mi incuriosiva l’idea che, partendo da campioni raccolti sul territorio, fosse possibile ottenere informazioni importanti sulla popolazione dei lupi presenti in Valle d’Aosta. Inoltre, il laboratorio del Museo mi offriva la possibilità di applicare tecniche che avevo studiato in teoria.
Qual è l’obiettivo del tuo tirocinio, nell’ambito del tuo percorso di studi?
L’obiettivo principale era approfondire le tecniche di laboratorio e capire come siano applicate nella ricerca scientifica.
Durante il tirocinio, ho lavorato all’analisi di campioni biologici raccolti in modo non invasivo, occupandomi dell’estrazione del DNA, della PCR e delle successive analisi genetiche.
È stato un modo concreto per sviluppare competenze utili non solo nella ricerca sulla fauna selvatica ma anche nel settore delle biotecnologie e della biologia molecolare, che rappresentano gli ambiti in cui vorrei lavorare, in futuro.
Puoi raccontarci la tua esperienza al Museo?
È stata un’esperienza molto positiva. All’inizio ero emozionata, perché era la prima volta che lavoravo per più mesi in un laboratorio di ricerca. Però, fin dai primi giorni, mi sono sentita accolta e seguita.
Ho imparato a utilizzare i diversi strumenti presenti nel laboratorio, a seguire protocolli in modo rigoroso e a capire quanto sia importante la precisione quando si lavora con campioni biologici. Mi è piaciuto anche vedere come ogni fase del lavoro contribuisca a ottenere risultati affidabili.
Ogni giorno era un’occasione per imparare qualcosa di nuovo.
Cosa ti ha lasciato questa esperienza in termini di formazione professionale e personale?
Questo tirocinio mi ha fatto crescere molto.
Dal punto di vista professionale, ho acquisito maggiore sicurezza nelle tecniche di laboratorio e ho imparato a lavorare in modo più autonomo.
Dal punto di vista personale, ho capito quanto siano importanti la pazienza, l’organizzazione e il confronto con i colleghi.
È stata anche un’esperienza che mi ha dato più fiducia nelle mie capacità e mi ha fatto capire che la ricerca è un ambiente in cui mi sento a mio agio.
Pensi che questa esperienza influenzerà le tue scelte lavorative future?
Prima di iniziare il tirocinio ero già interessata alla biologia molecolare ma questa esperienza ha rafforzato questa passione.
Mi piacerebbe continuare il mio percorso in un laboratorio di ricerca o in un’azienda del settore biotecnologico o farmaceutico, dove poter mettere a frutto le competenze che sto acquisendo durante il Master.
Penso che questo tirocinio sia stato un passo importante, per capire meglio quale direzione voglio dare al mio futuro professionale.
Foto: Archivio RAVA