Le prigioni medievali del Castello di Saint-Pierre
Il torrione centrale del castello ospitava in origine passaggi diretti verso le celle sul lato nord. I restauri ottocenteschi le hanno murate ma le tracce architettoniche raccontano ancora quella storia.
Il Castello di Saint-Pierre è conosciuto come una fra le sedi museali più affascinanti della Valle d’Aosta. Sotto le sale che, oggi, ospitano le collezioni naturalistiche del Museo regionale di Scienze naturali Efisio Noussan, il castello nasconde strati di storia molto più antichi e molto meno noti al grande pubblico. Uno fra i più sorprendenti riguarda le prigioni medievali del torrione centrale.
Il torrione centrale e l’errore degli storici
Per lungo tempo, il piano inferiore del torrione centrale del Castello di Saint-Pierre è stato identificato dagli studiosi come il mastio medievale dell’edificio: la torre principale di avvistamento e difesa, il cuore militare del castello. Un’interpretazione rivelatasi errata, come hanno dimostrato le ricerche archeologiche e architettoniche condotte nel corso del Novecento.
Il vero mastio del castello è la torre occidentale, costruita tra il XII e il XIII secolo demolendo una struttura precedente ancora più antica (la cosiddetta sala domini del X secolo) con mura di quasi due metri di spessore. È l’edificio più antico tra quelli ancora conservati sull’intera area del castello.
I passaggi verso le prigioni
Il piano inferiore del torrione centrale aveva tuttavia una funzione altrettanto significativa. In origine, questo spazio era collegato da passaggi diretti alle prigioni, ricavate sul lato nord del castello: il versante più freddo, meno esposto alla luce e più lontano dagli ambienti di rappresentanza. Una collocazione tipica delle strutture carcerarie medievali, progettate per massimizzare il disagio e l’isolamento dei detenuti.
Oggi ,quelle prigioni non sono più accessibili. I poderosi restauri ottocenteschi voluti dal barone Federico Emanuele Bollati (che acquistò il castello nel 1873 e ne affidò la trasformazione all’ingegnere canavesano Camillo Boggio) hanno profondamente modificato la distribuzione interna dell’edificio, murando i passaggi verso le celle e cancellando dalla circolazione interna quella parte del castello. Le tracce della loro esistenza sopravvivono nelle murature, individuate dagli archeologi nel corso delle indagini stratigrafiche condotte sull’edificio.
Dalla prigione alla sala da pranzo
La stessa sala che, in epoca medievale, fungeva da anticamera delle prigioni divenne, nell’Ottocento, uno fra gli ambienti più eleganti del castello: la sala da pranzo della residenza borghese che Bollati aveva immaginato per l’edificio restaurato. Le pareti erano decorate con riquadri verticali bianchi separati da bande verdi e azzurre, con in alto una fascia azzurra ornata da motivi a intrecci gialli: una decorazione raffinata, tipica del gusto eclettico della seconda metà dell’Ottocento.
Quella decorazione è in parte ancora leggibile sotto gli strati di intonaco successivi, come testimonianza silenziosa di una trasformazione che ha attraversato secoli di storia valdostana.
Una stratificazione di storie
La vicenda del torrione centrale del Castello di Saint-Pierre è emblematica della complessità storica dell’intero edificio. In pochi metri quadrati si sovrappongono e si intrecciano almeno tre epoche distinte: il castello medievale con le sue strutture difensive e carcerarie, la residenza borghese ottocentesca con le sue decorazioni eclettiche, e il museo naturalistico contemporaneo con le sue collezioni sulla biodiversità valdostana.
È questa stratificazione – fisica, visibile, leggibile nelle murature e negli spazi – a rendere il Castello di Saint-Pierre uno fra i luoghi culturalmente più ricchi della Valle d’Aosta. Un edificio che non ha mai smesso di raccontare storie diverse a chi si ferma ad ascoltarlo.
Foto: Archivio RAVA