Le rocce raccontano

Geologia alpina e Cervino raccontati dalla Sala 4 del Museo di Saint-Pierre
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Dal granito del Monte Bianco allo gneiss del Gran Paradiso, dalle linee del Cervino alle forme dolomitiche delle Cime Bianche: la Sala 4 del Museo regionale di Scienze naturali Efisio Noussan è un viaggio nella storia geologica delle Alpi valdostane
La bellezza delle montagne valdostane non è casuale. Dipende dalla materia di cui sono fatte: ogni vetta ha la sua roccia, la sua storia, il suo tempo geologico. È questo il punto di partenza della Sala 4 del Museo regionale di Scienze naturali Efisio Noussan di Saint-Pierre, dedicata alla geologia delle Alpi e alle rocce che hanno modellato il paesaggio della Valle d’Aosta nel corso di centinaia di milioni di anni.

Un viaggio dentro le Alpi

La Valle d’Aosta offre uno fra i percorsi geologici più ricchi e accessibili dell’intero arco alpino. Nel raggio di pochi chilometri, è possibile osservare rocce di origine, età e composizione radicalmente diverse, ciascuna testimone di un capitolo specifico della storia geologica delle Alpi.
Il granito del Monte Bianco si è formato circa 300 milioni di anni fa dalla solidificazione lenta di un magma intrusivo in profondità nella crosta terrestre. È una roccia chiara, a grana grossa, caratterizzata dalla presenza di quarzo, feldspato e mica, che affiora in superficie dopo che millenni di erosione hanno rimosso le rocce sovrastanti.
Lo gneiss del Gran Paradiso appartiene invece alla categoria delle rocce metamorfiche: si è formato a grande profondità, sotto condizioni di altissima pressione e temperatura, durante la collisione tra le placche continentali europea e africana che ha dato origine alle Alpi. La sua struttura a bande parallele, visibile nelle pareti del massiccio, è il segno diretto di quei processi deformativi.

Il Cervino: rocce africane sulle Alpi

Il caso geologicamente più affascinante della Valle d’Aosta è quello del Cervino. La piramide che domina il paesaggio di Breuil-Cervinia è un esempio di klippe: una massa rocciosa di origine africana che, durante l’orogenesi alpina, è stata trasportata per centinaia di chilometri verso nord e depositata sopra le rocce europee sottostanti. Le rocce che formano la parte superiore del Cervino appartengono quindi a un contesto geologico completamente diverso da quello delle Alpi circostanti: sono un frammento del continente africano rimasto incastrato nella catena alpina.
Le Cime Bianche, nel comprensorio del Monte Rosa, presentano infine le caratteristiche forme arrotondate delle rocce dolomitiche, carbonati di calcio e magnesio formatisi in antichi ambienti marini tropicali poi sollevati e deformati dall’orogenesi alpina.

Dove andare: Breuil-Cervinia

Per chi vuole portare fuori dalla sala ciò che ha imparato al Museo, il luogo più straordinario per leggere la geologia valdostana a occhio nudo è Breuil-Cervinia, nel comune di Valtournenche, ai piedi della parete sud del Cervino.
A fine maggio, la neve si sta ritirando dai pascoli bassi e la piramide del Cervino, con i suoi 4.478 metri, si staglia contro il cielo con una nitidezza che toglie il fiato. Non serve essere geologi per capire che quella montagna è diversa da tutte le altre. Basta alzare gli occhi. E ricordarsi di ciò che si è visto nella Sala 4.

La Sala 4 al Museo di Saint-Pierre

La Sala 4 del Museo regionale di Scienze naturali Efisio Noussan illustra la geologia della Valle d’Aosta attraverso campioni di rocce, gigantografie delle principali vette valdostane, cartografie geologiche e dei suoli e interviste virtuali con un geologo. Il percorso espositivo approfondisce le caratteristiche delle principali unità geologiche della regione e le relazioni tra la struttura geologica del territorio e il paesaggio che il visitatore può osservare direttamente sul campo.

Foto: Museo regionale di Scienze naturali