La tassidermia al Museo di Saint-Pierre

Come nascono gli animali naturalizzati delle collezioni
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Dal manichino in poliuretano agli occhi in vetro colorati a mano: il lavoro del tassidermista unisce anatomia, scultura e artigianato. Una professione poco conosciuta che è alla base di ogni esemplare esposto nelle sale del castello.

Gli animali che i visitatori incontrano nelle sale del Museo regionale di Scienze naturali Efisio Noussan di Saint-Pierre non sono impagliati, come spesso si sente dire. Non sono imbalsamati. Sono naturalizzati e la differenza, una volta capita, cambia il modo in cui si guardano.

La tassidermia è l’arte della preparazione degli animali vertebrati per la conservazione a scopo espositivo e scientifico. La parola deriva dal greco: táxis (ordinamento, sistemazione) e dérma (pelle) e rispecchia con precisione la natura del lavoro, perché la pelle è l’unica parte dell’animale che viene effettivamente utilizzata nella preparazione, insieme ad alcune parti anatomiche come becchi, unghie, corna, palchi e denti.

Lo scheletro non fa parte della preparazione tassidermica: può essere conservato separatamente, disarticolato o montato in connessione anatomica, come materiale di studio scientifico indipendente.

Il termine imbalsamazione è invece improprio quando applicato agli animali esposti in un museo di scienze naturali, perché indica tecniche antiche di trattamento dei corpi basate sull’uso di sostanze balsami, impregnanti, disidratanti; adatte a conservare l’intero apparato muscolo-scheletrico. La tassidermia è qualcosa di radicalmente diverso, sia nelle tecniche che negli obiettivi.

Chi si occupa della preparazione degli animali è il tassidermista: un tecnico preparatore specializzato che riunisce in sé conoscenze di anatomia e comportamento animale, doti artistiche e abilità artigianali. È una professione che richiede un’apposita licenza e che rispetta una serie di norme, in particolare per quanto riguarda la provenienza degli esemplari: oggi si utilizzano esclusivamente animali morti per cause naturali, per incidenti o provenienti da istituti scientifici, mai catturati o uccisi apposta.

Il lavoro del tassidermista inizia ben prima di toccare la pelle dell’animale. La prima fase è la rilevazione delle misure corporee sull’esemplare integro: circonferenze, lunghezze, proporzioni che serviranno come riferimento per tutte le fasi successive.

Il processo di naturalizzazione di un esemplare destinato all’esposizione si articola in diverse fasi distinte, ciascuna con le proprie competenze specifiche.

La prima è la costruzione del manichino: una scultura rigida in poliuretano espanso che riproduce con precisione l’anatomia superficiale dell’animale e una postura tipica della specie, a volte sono raffigurati in un atteggiamento di riposo, di allerta, o in azione. È un lavoro di scultura a tutti gli effetti, che richiede una conoscenza approfondita della morfologia della specie e una capacità di tradurla in forma tridimensionale.

La seconda fase riguarda la concia della pelle: la pelle viene trattata con sostanze specifiche che ne garantiscono la conservazione nel tempo, prevenendo il deterioramento biologico e mantenendo la flessibilità necessaria per l’applicazione sul manichino.

La terza fase è l’applicazione della pelle sul manichino, che richiede cura estrema per i dettagli dell’espressione, in particolare del muso dei mammiferi e della testa degli uccelli. È in questa fase che l’abilità artigianale del tassidermista fa la differenza tra un esemplare convincente e uno che appare artificiale.

Tra tutti i dettagli di una preparazione tassidermica, gli occhi sono quelli che più determinano il realismo dell’esemplare finale, perciò sono quelli che richiedono la maggiore cura.

Gli occhi degli animali naturalizzati non sono dipinti. Sono semisfere in vetro prodotte da ditte specializzate, colorati a mano sul lato interno per riprodurre con precisione le caratteristiche dell’occhio dell’animale. Il lavoro di colorazione richiede attenzione alle sfumature di colore dell’iride, alla forma tipica della pupilla di ciascuna specie e all’angolazione corretta rispetto al muso dell’esemplare. Un dettaglio sbagliato in questa fase compromette l’espressione dell’intero animale.

Le preparazioni alternative: calchi, modelli e stampa 3D

La tassidermia tradizionale non è ugualmente efficace per tutti gli animali. Per i rettili e gli anfibi (privi di pelo o piume) le tecniche di naturalizzazione raramente producono risultati di convincente realismo naturalistico, perché la pelle secca e si ritira in modo difficilmente controllabile.

In questi casi si ricorre a soluzioni alternative. I calchi sono ottenuti a partire dall’esemplare originale: si ricava prima un guscio artificiale che riproduce in negativo e nei dettagli la forma dell’animale, poi un positivo identico all’originale. Le riproduzioni così ottenute vengono dipinte a mano. I modelli artificiali sono invece sculture a elevato realismo, realizzate senza partire dall’esemplare originale ma sulla base di documentazione fotografica e misurazioni.

Al Museo di Saint-Pierre è possibile osservare anche l’applicazione della stampa 3D per la realizzazione di piccoli diorami, nella sala 12. È una tecnologia recente che sta aprendo nuove possibilità nella produzione di materiali espositivi naturalistici.

Le preparazioni per scopi scientifici

Non tutte le preparazioni sono destinate all’esposizione al pubblico. Per scopi di studio scientifico si utilizzano tecniche più semplici e che occupano meno spazio: le preparazioni in pelle, senza montaggio su manichino, e le preparazioni osteologiche, che permettono di conservare lo scheletro dell’animale disarticolato o montato in connessione anatomica. Alcuni esemplari più delicati, come molti rettili e anfibi, sono conservati in liquido di conservazione, che mantiene intatti i tessuti molli.

Le collezioni del Museo di Saint-Pierre comprendono tutti questi tipi di preparazione, ciascuna con il proprio valore scientifico e documentario.

Perché i naturalizzati del Museo sono importanti

Gli esemplari naturalizzati nelle sale del Museo di Saint-Pierre non sono soltanto oggetti decorativi o strumenti didattici. Sono documenti scientifici: testimonianze fisiche della fauna valdostana in un momento preciso della storia naturale della regione, confrontabili con le osservazioni sul campo di oggi per capire come stiano cambiando le popolazioni animali del territorio.

Fermarsi davanti a uno stambecco o a un’aquila reale nelle sale del castello significa guardare un esemplare che qualcuno ha preparato con cura, rispetto e competenza, perché le generazioni future possano continuare a studiarlo e a conoscerlo.

 

Foto: Archivio RAVA